Il nostro lavoro nasce da una domanda semplice ma profonda: come leggere il paesaggio rurale come archivio vivente di storie, di scelte, di sofferenze e di speranze? I luoghi che documentiamo non sono semplici scenari geografici. Sono il risultato visibile di decenni di trasformazioni economiche, di migrazioni massicce, di rapporti con la terra che si sono stravolti nel giro di pochi decenni.

La Langa, la montagna piemontese, i vigneti e i campi che circondiamo con le nostre telecamere conservano ancora oggi le tracce di quel mondo contadino che Nuto Revelli ha documentato negli anni Sessanta e Settanta. Ma il paesaggio non è immobile: è un testo che continua a scriversi, dove l'abbandono, la speculazione edilizia, il turismo e il ritorno di nuovi abitanti raccontano storie ancora in corso.

Paesaggio come memoria

Quando abbiamo iniziato il Progetto Aristeo tra il 2006 e il 2009, abbiamo cercato i testimoni di Nuto Revelli e i loro discendenti, ma abbiamo cercato soprattutto i luoghi dove quelle vite si erano svolte. Una cascina abbandonata, una strada di montagna, un terrazzamento di vigna non sono semplici edifici o tracciati: sono monumenti senza iscrizioni che custodiscono memoria collettiva.

Il paesaggio rurale della Langa e della montagna piemontese è una stratificazione di lavoro umano. Ogni campo terrazzato, ogni muro a secco, ogni sentiero rappresenta investimenti di fatica, di sapere trasmesso di generazione in generazione, di decisioni prese da migliaia di uomini e donne sulle loro possibilità di sopravvivenza. Documentare questi luoghi significa leggere quella storia nel terreno stesso.

Migrazioni e trasformazione del territorio

La grande emigrazione del dopoguerra ha svuotato questi paesaggi. Decine di migliaia di contadini piemontesi si sono trasferiti nelle fabbriche di Torino, nelle miniere della Svizzera, oltre oceano. Il territorio conserva i segni di questo esodo: case chiuse, campi incolti, interi borghi dove non restano che gli anziani.

Ma la relazione fra migrazioni e paesaggio non è semplicemente negativa. Dalle testimonianze che abbiamo raccolto emerge come molti di questi emigranti mantenessero un legame profondo con la terra d'origine, tornassero per le festività, inviassero rimesse, sognassero il ritorno. Il paesaggio urbano delle città industriali e il paesaggio rurale della Langa sono stati collegati da fili invisibili di nostalgia, di denaro, di speranza.

Oggi quel processo si sta invertendo, almeno parzialmente. Nuovi abitanti arrivano nelle valli abbandonate, cercando alternative allo sprawl e alla megalopoli. Questi nuovi presenze modificano il paesaggio con progetti di agricoltura biologica, di turismo consapevole, di vita comunitaria. Il territorio continua a trasformarsi, e noi continuiamo a documentare.

Lavoro e rapporto con la terra

Nel centro della nostra ricerca c'è una domanda fondamentale: come vivevano gli uomini e le donne di queste montagne? La risposta passa necessariamente per il rapporto con il lavoro e con la terra. Le interviste filmate di Nuto Revelli, che potete consultare su questo sito, raccontano di vite costruite interamente attorno al ciclo agricolo, al terrazzamento dei vigneti, alla raccolta di castagne, al lavoro in miniera durante l'inverno.

Il paesaggio visibile è il risultato di questo lavoro ininterrotto. Ogni terrazza è il risultato di secoli di sforzo collettivo. La sparizione di questo lavoro significa anche la sparizione di un certo paesaggio: l'abbandono dei terrazzamenti porta all'erosione, al ritorno della foresta, al cambiamento dell'intero ecosistema.

Gli spazi della nostra ricerca

Nel nostro archivio audiovisivo potete trovare le immagini che abbiamo filmato in questi anni. Non sono produzioni televisive confezionate, ma documenti visivi grezzi del paesaggio descritto dai testimoni di Nuto e dai loro discendenti. Vedrete i luoghi della Langa e della montagna piemontese così come esistono oggi, con le loro contraddizioni: accanto al degrado, segni di resistenza; accanto all'abbandono, tracce di nuova vita.

Abbiamo documentato:

  • i paesaggi agricoli della Langa e del Monferrato, con i loro vigneti, i loro campi abbandonati, le loro cascine
  • i borghi rurali e le loro trasformazioni nel corso dei decenni
  • i siti di lavoro storico: miniere, fabbriche rurali, terreni di migrazione stagionale
  • i percorsi di ritorno: come il paesaggio viene risignificato dai nuovi abitanti

Questi materiali non rappresentano una nostalgia per un passato perduto, né una celebrazione romantica della ruralità. Rappresentano piuttosto uno sforzo di comprensione: come il paesaggio conserva memoria, come i luoghi parlano delle scelte umane, come il territorio continua a trasformarsi sotto le pressioni della globalizzazione, dell'urbanizzazione, e dei nuovi desideri di comunità.

Un'archeologia del presente

Crediamo che il paesaggio rurale meriti di essere letto con la stessa serietà con cui gli storici leggono i documenti scritti. È un testo complesso, spesso contraddittorio, che racconta di vittorie e di sconfitte, di innovazioni e di tradizioni, di solidarietà e di conflitti.

La nostra ricerca continua. Ampliamo il nostro archivio, perfezionamolo con il passare del tempo. Invitiamo chiunque abbia testimonianze, fotografie storiche, o storie personali legate a questi luoghi a condividerle con noi. Il paesaggio che documentiamo è anche il vostro paesaggio: la storia che racconta è la storia delle vostre famiglie, delle vostre comunità, delle vostre scelte.