Al centro del nostro lavoro c'è sempre stato un problema di forma oltre che di contenuto: come si restituisce la memoria di chi non c'è più? Come si fa dialogare la voce di un anziano contadino delle Langhe, registrata decenni fa da Nuto Revelli con il suo magnetofono, con il volto di un nipote che oggi vive in città e non ha mai zappato la terra? La video installazione nasce proprio da questa domanda, e tenta di risponderle attraverso il linguaggio specifico dello spazio espositivo, che è diverso — per ritmo, per fisicità, per libertà dello spettatore — dal linguaggio del cinema documentario.
Un'architettura dell'ascolto
L'installazione è costruita intorno all'ascolto. Le registrazioni audio di Nuto Revelli — le sue conversazioni con i vinti, con le donne de L'anello forte, con i reduci di Russia — non sono qui materiale di archivio da consultare: sono presenze sonore che abitano lo spazio fisico della mostra. Chi entra non guarda uno schermo seduto in sala; si muove, si ferma, torna indietro. Incontra una voce come si incontra qualcuno in una piazza.
Questo ha richiesto scelte precise sul suono: livelli pensati per la sovrapposizione parziale, non per l'isolamento; frequenze che lasciano alle parole il loro peso senza schiacciare il silenzio. Il silenzio, nelle campagne di cui parlano i testimoni, era parte del paesaggio quanto il vento e il canto degli uccelli. Abbiamo cercato di non dimenticarlo.
I luoghi come testimoni
Parallelamente alle voci, scorrono le immagini che abbiamo filmato in questi anni nei luoghi descritti dai testimoni di Revelli e dai loro discendenti: cascine abbandonate, vigne tornate a bosco, strade bianche che finiscono nel nulla, finestre murate. Non è fotografia di paesaggio nel senso contemplativo del termine. È documentazione di una trasformazione — spesso di una perdita — che le parole dei testimoni rendono leggibile in modo completamente diverso da come apparirebbe senza contesto.
La scelta di affiancare le immagini dei luoghi alle voci dei testimoni, invece di costruire un montaggio illustrativo, è una scelta teorica prima ancora che estetica. Non vogliamo che le immagini illustrino le parole; vogliamo che le parole e le immagini si interroghino a vicenda. Lo spettatore che cammina tra i pannelli e le proiezioni compie un montaggio personale, diverso da quello di chiunque altro.
Il dialogo fra generazioni
Il secondo asse dell'installazione è il confronto generazionale che è al cuore del Progetto Aristeo e dell'intera ricerca condotta tra il 2006 e il 2009: le interviste ai discendenti dei testimoni de Il mondo dei vinti e de L'anello forte. Figli, nipoti, pronipoti. Persone che spesso conoscono la storia dei loro anziani solo per frammenti, o non la conoscono affatto. Persone che a volte ci hanno sorpreso con memorie precise e dolorose; altre volte con un distacco che era esso stesso una forma di racconto.
Mettere in dialogo queste voci con quelle raccolte da Revelli non significa cercare una continuità rassicurante. Significa mostrare la frattura, il salto, ciò che si è perso nel passaggio tra una generazione e l'altra. Significa anche, a volte, scoprire che qualcosa è sopravvissuto in modo inatteso: un modo di dire, un gesto legato alla terra, una diffidenza verso il mondo esterno che attraversa i decenni senza cambiare forma.
Cosa porta via chi visita la mostra
Non una narrazione conclusa. Non una risposta. L'installazione non spiega né consola; propone un'esperienza di ascolto prolungato in uno spazio che rallenta. In un'epoca in cui le immagini si consumano in pochi secondi e la memoria collettiva si frammenta alla stessa velocità, fermarsi davanti a una voce che racconta la fame, la fatica, la diffidenza e la solidarietà delle campagne piemontesi del Novecento è già un atto controcorrente.
Chi esce dalla mostra ha incontrato persone che non esistono più, paesaggi che stanno scomparendo, e discendenti che cercano — o a volte rifiutano — di fare i conti con quella eredità. Non è poco.
I materiali dell'installazione
L'installazione utilizza e mette in relazione:
- registrazioni audio originali di Nuto Revelli con i testimoni de Il mondo dei vinti e de L'anello forte
- interviste video ai discendenti dei testimoni, realizzate nell'ambito del Progetto Aristeo tra il 2006 e il 2009
- riprese dei luoghi legati alle testimonianze, girate nel corso degli anni dalla nostra ricerca sul campo
- materiali fotografici e documentari in relazione al paesaggio rurale delle Langhe e delle valli cuneesi
Per informazioni sulle programmazioni della mostra e per richieste di ospitalità scrivete a [email protected] oppure alla Fondazione Nuto Revelli all'indirizzo [email protected].